Agosto: quando la luce cambia angolazione
C’era una volta una donna che, ogni estate, aspettava con impazienza il mese di Agosto.
Non sapeva spiegare perché, forse perché in Agosto il mondo sembrava più luminoso, Il cielo più grande, i colori più intensi, l’aria più calda. Oppure perché quella luce aveva qualcosa che la inquietava, era una luce che non permetteva di nascondersi troppo a lungo.
Un pomeriggio, mentre camminava lungo un sentiero che conosceva da sempre, si accorse di qualcosa che non aveva mai notato.
A mezzogiorno il Sole era alto nel cielo e tutto sembrava esposto, quasi senza profondità. Ora però era pomeriggio, il Sole aveva iniziato a inclinarsi e sul terreno, lentamente, le ombre si allungavano.
La donna si fermò, dapprima guardò la propria ombra, poi quella degli alberi, delle pietre, dei rami e comprese una cosa semplice: non era comparso nulla che prima non esistesse. Le ombre erano sempre state lì.
Solo una cosa era cambiata: la luce.
Continuò a camminare, dopo qualche minuto arrivò davanti a un vecchio cancello di ferro. Non ricordava che fosse lì, lo spinse, il cancello si aprì senza rumore. Dall’altra parte c’era un sentiero che non aveva mai visto. La donna esitò, avrebbe potuto tornare indietro, avrebbe potuto convincersi che quel sentiero non esisteva, invece entrò.
Più camminava, più il paesaggio diventava silenzioso, fino a quando arrivò davanti a una piccola casa, sulla porta c’era una frase incisa nel legno: “Non tutto ciò che non vedi è assente.”
La donna rimase immobile, non capiva. Poi la porta si aprì, dentro non c’era nessuno. C’era soltanto un grande tavolo. Sul tavolo erano disposti tutti gli oggetti che aveva portato con sé durante la sua vita: una vecchia fotografia, una lettera, una chiave, un anello, un quaderno. Poi c’erano cose che non erano oggetti: una paura, un rimpianto, una promessa, una persona che non riusciva a dimenticare, una frase che qualcuno le aveva detto molti anni prima, un senso di colpa che aveva continuato a portare con sé anche quando nessuno glielo chiedeva più. La donna guardò quel tavolo e capì: quello era il peso che aveva continuato a chiamare vita.
Si avvicinò, prese la fotografia la guardò a lungo, poi la rimise sul tavolo.
Prese la chiave, la strinse nel pugno e comprese che alcune porte non erano mai state chiuse dall’esterno, erano state chiuse da lei. Una dopo l’altra, iniziò a lasciare andare le cose, non le distrusse, non le rinnegò, le riconobbe e poi le depose. Perché ciò che è stato può essere onorato senza essere continuato.
Quando il tavolo fu vuoto, si accorse che nella stanza era entrata una luce diversa, non più quella forte del giorno ma una luce morbida, inclinata. Sul pavimento comparvero nuove ombre e per la prima volta la donna non ebbe paura di guardarle. Capì che non erano nemiche della luce. Erano ciò che la luce le permetteva finalmente di vedere.
Uscì dalla casa, fuori era ormai sera e fu allora che sentì qualcosa. Un movimento nell’aria, non sapeva dire se fosse un suono, un ricordo o semplicemente una sensazione. Le sembrò che tutto ciò che aveva lasciato andare fosse ancora lì. Non davanti a lei, ma oltre una soglia, come se il mondo visibile e quello invisibile, per un istante, fossero diventati più vicini. Pensò alle persone che aveva amato, a quelle che aveva perso, a quelle che non aveva mai veramente salutato. Pensò alle generazioni che l’avevano preceduta e improvvisamente comprese che alcune cose non avevano bisogno di essere trattenute per essere ricordate, potevano essere ringraziate, onorate e poi, lasciate andare.
Quella notte il cielo era pieno di stelle. La donna si sdraiò sull’erba, vide una scia luminosa attraversare il buio, poi un’altra e un’altra ancora. Per un istante pensò che forse alcune luci arrivano proprio quando il cielo sembra più scuro.
Chiuse gli occhi e dentro di sé sentì una domanda: “E adesso chi sei?”. Non arrivò nessuna risposta e stranamente, per la prima volta, andava bene così, perché aveva passato gran parte della sua vita cercando di sapere. Sapere dove andare, cosa scegliere, come sarebbe finita, cosa sarebbe successo dopo.
Ora non aveva più bisogno di sapere tutto, aveva soltanto bisogno di ascoltare.
Nel buio sentì qualcosa muoversi dentro di lei, non era ancora una forma, non era ancora una decisione, non era ancora un progetto: era soltanto una possibilità, piccola, fragile, viva. Come un seme sotto la terra e comprese che forse era proprio così che cominciavano le trasformazioni più importanti: non con una risposta, ma con uno spazio vuoto. Non con una certezza, ma con la disponibilità a non sapere ancora. Non con la luce che cancella il buio, ma con la capacità di attraversarlo senza perdersi.
La mattina seguente tornò sul sentiero: il cancello non c’era più, neppure la casa. Eppure la donna non ebbe bisogno di chiedersi se fosse esistita davvero. Alcune esperienze non vengono nella nostra vita per essere spiegate, vengono per cambiare il modo in cui guardiamo.
Da quel giorno continuò a camminare, non era diventata un’altra persona, era semplicemente diventata più vera.
Quando qualcosa finiva, non lo tratteneva più per paura. Quando qualcosa iniziava, non pretendeva più di conoscerne immediatamente la forma. Quando arrivava una verità, cercava di non distogliere lo sguardo e quando le ombre si allungavano nel pomeriggio, ricordava.
La luce non era diminuita, aveva soltanto cambiato angolazione e allora sorrideva perché aveva finalmente compreso che l’illuminazione non consiste nel vivere senza ombre, consiste nell’avere abbastanza coscienza da poterle guardare senza paura, senza giudizio, senza bisogno di combatterle.
Forse era questo il vero significato di quella soglia che aveva attraversato: non conduceva verso un altro mondo, conduceva più profondamente dentro di sé. E lì, proprio dove pensava di trovare soltanto ciò che doveva lasciare andare, aveva trovato qualcosa che non aveva mai smesso di aspettarla: la possibilità di diventare finalmente se stessa.
Ti auguro che questo Agosto ti porti la Luce per vedere ciò che sei pronta/o a riconoscere, il Coraggio di lasciare andare ciò che non sei più e la Fiducia di accogliere ciò che, dentro di te, è già presente.